Il crepuscolo della crociata

«Dov’è Tripoli, dov’è Acri? Dove sono le chiese dei Cristiani ch’erano lì? Dove le reliquie dei santi, dove i religiosi e le religiose che lodavano il Signore come “astri del mattino”? Dov’è la moltitudine di popoli cristiani ch’era lì?»

Frate Riccoldo da Monte di Croce

La caduta di Acri, nel 1291, segnò la fine della presenza latina in Terrasanta. L’Occidente accolse attonito la notizia, vedendo spegnersi la speranza di riconquistare Gerusalemme. In questo libro ho tentato di ricostruire le conseguenze della tragedia acritana e le principali reazioni dei contemporanei sino al volgere del nuovo secolo, rinnovando una tradizione di studi tesa a sminuire il ruolo avuto da quegli eventi sulla concezione della crociata. La redazione di piani strategici per combattere i Mamelucchi, le accuse rivolte alle città marinare e agli Ordini militari, la circolazione di profezie relative agli Ultimi Tempi, la diffusione di false notizie (come quella della liberazione dei Luoghi Santi da parte dei Mongoli), la difesa di Cipro e del regno armeno di Cilicia, l’indizione del primo Giubileo della storia, l’affacciarsi del problema turco. Nel decennio successivo alla caduta, la crociata pare giunta al crepuscolo. Ma la sua non sarà una morte definitiva.

Indice / Bibliografia

 

1284. La battaglia della Meloria

1284. La battaglia della Meloria, Roma-Bari, Laterza, 2018

Il 6 agosto del 1284, nei pressi delle secche della Meloria, al largo di Livorno, Genovesi e Pisani si affrontarono in quella ch’è solitamente ritenuta la più grande battaglia navale del Medioevo. Benché gli storici abbiano ormai riconosciuto la sua scarsa incidenza sul mutare delle strutture economiche di Pisa, uscitane sconfitta, lo scontro continua a essere presentato come risolutivo per gli equilibri tirrenici e mediterranei. Fu davvero cosi? In realtà, è piuttosto vero il contrario: la Meloria non fu altro che il punto d’arrivo d’una serie di rivolgimenti del quadro mediterraneo – dalla caduta dell’Impero Latino di Costantinopoli all’ascesa della potenza angioina, allo scoppio della guerra del Vespro – capaci d’imprimere un’accelerazione a dinamiche in atto da tempo.
In effetti, i lunghi anni di guerra – di cui la Meloria costituisce l’episodio centrale – avrebbero avuto effetti duraturi sull’assetto di entrambe le città. Ma più sui quadri interni, a livello politico e istituzionale, che sul loro posizionamento nello scacchiere mediterraneo. Piuttosto, gli effetti del conflitto si manifestarono prepotentemente in altri ambiti; in particolare, nell’affinarsi del pensiero tattico-strategico navale. Con la Meloria, i metodi e le tecniche della guerra navale giunsero a maturazione, subendo gli effetti di quella “rivoluzione nautica” che avrebbe portato ai primi tentativi di fuoriuscire dai confini del Mediterraneo. Al resoconto accurato degli eventi, ricostruito attraverso le fonti del tempo – talune inedite –, l’autore accosta un’ampia riflessione su un tema quale quello della guerra, e, nello specifico, della guerra sul mare, che torna a riaffacciarsi prepotentemente nella saggistica storica. E lo fa a partire da una prospettiva eminentemente marittima e navale.

Recensione di Paolo Mieli (Genova e Pisa. Le duellanti) – Corriere della Sera (06/02/2018)

Recensione di Franco Cardini (La battaglia della Meloria, così Genova vinse il duello con Pisa) – Il Secolo XIX (15/02/2018)

Intervista (1284. La battaglia della Meloria) – Letture.org (marzo 2018)

Recensione di Mattia Nesto (Quel gran Risiko del Mediterraneo) – CriticaLetteraria.org (17/03/2018)

Recensione di Marina Montesano (Fermo-immagine sulla battaglia navale di Meloria per la supremazia nel Tirreno) – Il Manifesto (28/03/2018)

In partibus Ultramaris

In partibus Ultramaris. I Genovesi, la crociata e la Terrasanta (secc. XII-XIII), Roma, ISIME, 2017

Il volume, frutto di una tesi dottorale discussa nel giugno del 2012 presso l’Università degli Studi di San Marino, tenta di valutare l’incidenza della partecipazione al movimento crociato e della frequentazione della Terrasanta sulle istituzioni, sulla società, sull’economia e sulla mentalità dei Genovesi dei secoli XII e XIII. Se da questo punto di vista, Pisa e Venezia hanno ricevuto le maggiori attenzioni – basti pensare ai molti studi sulla quarta crociata e sull’influenza ch’essa ha avuto nella costruzione dell’identità municipalistica veneziana, o al modo in cui la storiografia pisana ha guardato a episodi quali la presa di Palermo, di al-Mahdīya o delle Baleari, o, ancora, alle spedizioni dell’arcivescovo Daiberto alla prima crociata e dell’arcivescovo Ubaldo alla terza –, Genova, pur beneficiando di validi lavori sul secolo XII, e, in particolare, sull’opera storiografica di Caffaro, difettava d’un’analisi ad ampio raggio, soprattutto a fronte della straordinaria continuità della sua esperienza crociata e della gran mole di documentazione pervenutaci. Continua a leggere